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nessuna pretesa

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Quando ho mangiato bene
mi informo sul destino degli altri.
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(Alda Merini)

e per mangiare bene, mi informo sulle ricette degli altri.
Qui di seguito qualche foto, senza pretese, di prelibatezze cucinate seguendo i consigli di alcuni foodblogger amici, che amo (gli amici, dico, ma pure le prelibatezze cucinate seguendo ecc.)
e qualche ricetta personale
(prima o poi vi racconterò di quella volta che sentenziai "non farò MAI un dolce di mia sponte e in piena coscienza, il giorno in cui mi vedrete cucinare un dolce ricoveratemi!" e poi anche di quell'altra volta che cucinai il primo di una infinita fila di dolci, e nessuno mi ricoverò).


Cliccare sulle immagini per ingrandirle e sui link per aprire le pagine da cui ho tratto le ricette.
Le ricette personali non
sono agganciate ad alcuna pagina , ma se qualcuno volesse conoscerle sarò lieta di condividerle.

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Ciciri e Tria: six is megl' che uan

Premessa
Questo post è anomalo. Per due ragioni.
Una  perché è lungo, lunghissimo.
La seconda è che è un post scritto, ma sarà il primo e l'ultimo, credo, troppa fatica.
Per ovviare a tale anomalia ho previsto una sintesi (cioè basta omettere di leggere l'omissis e andare direttamente al cuore del post)  ed una estrema sintesi a fondo pagina, subito sopra le foto,  decidete voi che fare, non si dica che non vado incontro alle esigenze temporali dei miei lettori!
Fine premessa.

Omissis (eventuale)
Tutti, chi più chi meno, hanno dei tabù, dei complessi, delle idiosincrasie. Io, per tantissimi anni, ho avuto un'avversione invalidante verso i dolci, cioè, verso la fattura dei dolci, cioè non la loro fatturazione ma verso la loro....insomma, fino a 5 anni fa non avevo mai fatto un dolce in vita mia,  né giammai avevo intenzione di farne. Tanto che avevo chiesto a chi mi vuole bene "mi raccomando, se mai un giorno dovessi cucinare un dolce, anche mignon, una briciola, un odore di dolce,  significa che sono proprio arrivata alla frutta (eccerto!), che sono fuori, che non ci sto più con la testa, che sono esaurita, che sono impazzita...insomma, è sicuramente sintomo di qualcosa di grave che mi accade, ricoveratemi!".
Poi 5 anni fa, dopo tantissimi anni in cui avevo lottato col tempo, fra lavoro, casa, famiglia, sport, passioni varie, rimango improvvisamente senza lavoro. E ci rimango, senza lavoro, più o meno 3 anni. All'improvviso mi ritrovo con un sacco di tempo a disposizione (per dire, in realtà il tempo ha l'incredibile capacità di spandersi e riempire tutti gli spazi temporali, anche quelli vuoti, sicché in effetti non ne rimane mai, in ogni caso, lavoro o non. Questa segnatevela, mi raccomando).
Comunque, quando una non lavora, sembra che si rigiri i pollici tra le mani o che si gratti la panza tutto il giorno, e qualcuno si sente in diritto di dare dei consigli su come occupare questo tempo (allora non avevo ancora formulato la massima teoria tempospaziale di cui sopra, e quindi quel qualcuno non s'era segnato niente). Quindi, Qualcuno, una bambina bionda dagli occhi verdi, bella come il sole e furba come volpe, mi dice: mamma, ora che hai tempo, che dici se mi fai un dolce?, una roba semplice semplice, chessò, per esempio il rotolo alla nutella che faceva sempre la vicina di casa che ci faceva schiattare con i profumi dei dolci che faceva ogni giorno, lei, e che salivano su per le scale quando abitavamo nell'altra casa, e io pensavo: peccato che la mia mamma non abbia il tempo di farli pure lei.... però lo so mamma che è un tuo tabù, un complesso, una diosiacchesia, quindi non insisto.....un rotolino alla nutella.....facile facile.....però se non te la senti non insisto mamma, anche se non sai fare i dolci e io per anni ho sofferto le pene dell'inferno a sentire il profumo dei dolci venire dal piano di sotto.... e poi qui nella nuova casa in effetti non c'è il piano di sotto e non arrivano più neppure i profumi, e io soffro le pene dell'inferno a immaginarli, però fa niente.
eh, lo so lo so, una serpe, altro che volpe!
E così, dopo giorni e giorni di lotta intestina fra me e me stessa e me medesima e la sottoscritta (sono un condominio, io, cioè noi), telefono alla ex vicina di casa, e mi faccio dare la ricetta. Quando la serp... ehm mia figlia è tornata da scuola e ha aperto la porta ha sentito  il profumo e si è messa a saltare per la gioia, idem mio figlio qualche minuto dopo (non proprio idem, lui  non saltava, e non urlava, e non piangeva, troppo faticoso,  ha detto "ah", sollevando entrambe le sopracciglia,  era felicissimo)
E' stato l'inizio.
Ora sono fatturadeidolcidipendente. Se non faccio almeno una roba dolce al giorno vado in crisi d'astinenza, a fine giornata, se non ho fatto niente che contenga almeno 100 gr. di zucchero,  mi viene l'orticaria, la nausea e l'ansia. Per non dire se mi accorgo, alle 11 di sera,  che ho finito le uova o lo zucchero o la farina! Oddiocomefacciotuttinegozichiusi! Mi vengono crisi tonico-cloniche, penso che oddiocomefacciosenzauovazuccherofarina (che alle 11 di sera cosa ci vuoi fare, che sei già quasi nella prima fase rem, al più te lo sogni, di fare un dolce), una notte ho telefonato a mia madre, che mi ha risposto spaventatissima, che succede che succede? niente mà, volevo solo sapere se hai delle uova... (silenzio) anche solo un paio...(...) ce l'hai per caso??? ....................... sì ce l'ho, dormono pure loro però...... ah sì, scusa mà,  era per sapere, buonanotte eh?
E così, dato fondo alle ricette delle vicine di casa, della mamma le zie le cugine fino al terzo grado, esaurite tutte le ricette di tutte le riviste di cucina accumulate in 27 anni di onorato servizio in cucina e le cui pagine dolci erano state scientemente ignorate negli anni antidolci, ho cominciato a guglare. Una discesa all'inferno. Provate a digitare una ricetta qualsiasi, anche la più semplice, la marmellata, solo 2 ingredienti frutta e zucchero. 1.258.743 risultati, tutte ricette diverse,  tutte che si autoproclamano le migliori. Roba da gettarsi dal 10mo piano di un silos. Finivo per leggerle tutte ed elaborare la mia personalissima 1.258.744esima miglior ricetta. Una fatica esagerata, stavo cominciando a cercare il silos più vicino quando sono approdata da lui. Piero. Disceeee chi è Piero? Come, non sai chi è Ziopiero????  Giuro, non lo sapevo!

Cuore del post 
Piero è un uomo che cucina. Sì, avete letto bene. Lui cucina. Ma non è uno chef, dio ci scampi. Che poi quelli vanno in televisione a dirti che se il risotto alle alghe dell'Alaska equatoriale non lo condisci  con  il pepe celestinorosapallido dell' Afurika Tshipembe, coltivato col metodo di Masanobu Fukuoka, colto solo nel solstizio d'autunno degli anni bimestrali dispari e macinato a mulino a vento, la tua cucina è una cacca. Nono lui è un uomochecucina vero! Cucina piatti fantastici, e sa tutto quello che sa, cioè tutto. Conosce il cibo, sa come metterlo insieme, è una sorta di Cupido degli ingredienti, li vede, li sceglie, li  fa innamorare e li mette insieme, e lo fa così bene che dall'unione di questi cibi nascono dei piatti meravigliosi. Ma non si ferma mica qui. Ennonnò, lui poi ci racconta tutto. Ma proprio tutto, anche i particolari intimi, ci narra. Lui il cibo lo racconta, lo sceneggia, lo rappresenta, tutto condito con un'ironia travolgente e pure in varie lingue! La mia preferita però è la sua, il romano - Moooo so tenuto nbocca finadesso sto cescio e che faccio? Osputo sur più bello? e che dire di  Pure er praticello sciaifatto! Cottutti i fiori!!  aho, famme sape' sitte serve 'nfotografo! che lui è bravissimo pure a fotografare. Lui sa tutto, di tutto, e lo dice in modo così entusiasmante e travolgente che a volte dice cose che io già so ma tanto mi sento in colpa di (già) saperle e tanto le so in modo anonimamente ordinario che me le dimentico apposta solo per il gusto di impararle da lui!
Piero è generosissimo e sempre disponibile,  la sua mail è sempre aperta, sempre pronto a dare consigli, a rispondere a qualunque dubbio, sempre. Ah, lui è pure temutissimo, non è uno che fa complimenti aggratis, dice pane al pane vino al vino e capra alla capra, sinno famo come quelle che ariveno sur blog e te dicheno: brava bella ti adoro ti voglio bene bello il tuo ciambellone, sembra come quello vero!   no, lui ti kazzia proprio! ma solo sitte lo meriti. A me una volta ha fatto un complimento, me lo sono incorniciato!!!!

E lui è un mito, in rete lo conoscono tutti, pure gugle, difatti se clicchi, chessòio, " pizza di solo farro" ti esce fuori lui che ti disceee che aaa pizza je devi menà! e difatti io ci sono finita pure, no a menà aaa pizza, nel suo blog, dico. E mi ci sono attaccata  come una cozza allo scoglio, anche se lui non è nato scoglio :)  (insomma lui è un mito e io il mitile:)
Semplicemente, lo adovo.

Anche perché da  lui ho conosciuto Michela.
Michela è una ragazza spettinata, spettinata in testa e spettinata nelle emozioni , non potevo non innamorarmene subito, io che sono spettinata tutta, nelle risate, nei movimenti e nelle parole . Lei invece con le parole dipinge. E' incantevole il modo in cui coglie il particolare, lo dilata, lo illumina fino a renderlo visibile e naturale, come fosse un intero, ed infine lo sfuma, per illuminare un altro particolare. Lei il cibo lo canta. La sua cucina è poesia che si gusta, si ascolta, si assapora, si immagina, si guarda ed infine si desidera. Dipinge con le parole. Perché le parole per lei sono state un vizio, una dipendenza, un difetto di fabbrica. Uno sciame sempre in movimento in testa. Le inseguivo già da piccola, quando tuffavo il naso nei libri, o quando la sera, al buio nel letto, le parole mi scorrevano inarrestabili e non riuscivo a fermarle. Avevo sempre un pensiero da trattenere mentre il sonno, alla fine, mi vinceva sovrano. Le parole sono state viaggi. Appunti su quaderni. Macchie d'inchiostro disordinate. Una parola mi sembrava più bella di un'altra, un suono migliore di un altro. Ho scritto parole su scontrini, strappi di cartone, volantini: ferma al semaforo, seduta e disciplinata durante una fila dal dottore. C'è stato sempre nella mia vita un momento che sfuggiva e io che ne prendevo appunti: una canzone passata alla radio, i versi di una poesia recitata, uno stralcio di un film.  E la mia mente annota. Annota sempre. Scrivo coi pensieri altri pensieri .

Dipinge le sue emozioni spettinate e il suo amore per la cucina. Ama il pane, e le farine, e impastare con le mani.

Ho impastato quindi, maneggiando queste farine così profumate. L'impasto già da crudo profumava di fieno e di sole. Non vi dico invece quando il pane era in cottura, con questo profumo sparso in aria, accompagnato da una luce bellissima che veniva da fuori e che invadeva la cucina, da una giornata tersa, soleggiata e freddissima. Sfornare questo pane è stato meraviglioso. Tagliarlo e assaggiarlo, più tardi, è stato una gioia. Poi l'ho riposto in un sacchetto del pane, di quelli di carta, e l'ho appoggiato su un ripiano della cucina. La sera, prima di andare a dormire, ho bevuto il mio solito bicchiere d'acqua e passando ho rivisto il sacchetto. Ho avvicinato il naso e attraverso la busta di carta si sentiva prepotente quel profumo. 
Ho sorriso. 
Sì sì, sa proprio di fieno e di sole. 

Lei ama il cioccolato! come non amare una ragazza che ama il cioccolato come lo ama lei?

Il cioccolato siete voi a sceglierlo. Voi, la vostra lingua, le vostre papille, i vostri sensi. E quindi per questo la scelta sarà assolutamente soggettiva. Quel sabato pomeriggio, in totale solitudine, ho scartato le mie cinque cioccolate.(...)
Il quarto senso che si coinvolge è l'udito, forse quello che mi ha entusiasmata di più. Si spezza la cioccolata. Sembra una cosa da niente, ma non lo è. Perché ogni cioccolata emetterà un suono diverso, quello snap che da una vertigine, almeno a chi come me ama i suoni. Io li ho anche registrati e le loro differenze sono incredibili! 
Il quinto e ultimo senso coinvolto è, ovviamente, il gusto. Questa è la parte che dura di più e forse un po' più meticolosa. Non si mangia! Non si mastica! Si fa sciogliere, semplicemente. La cioccolata nella vostra bocca si scioglierà, farà rumore e sapore insieme, e a questo sapore potrete unire le sensazioni che avete avuto guardandola, toccandola, annusandola e spezzandola. 

Insomma, lei è una che ama toccare, annusare, guardare, sentire. Leggo lei e tocco, annuso, guardo, sento. E mi attacco al suo blog come una cozza allo scoglio :)
Io, semplicemente, la adovo.


Bene! il post è in dirittura d'arrivo! per i pochi superstiti che sono arrivati fin qui,
in estrema sintesi 
svelo finalmente il senso di questo post! Che è un post a 6 mani. Cioè abbiamo cucinato insieme, ognuno nella propria cucina, lo stesso piatto, ognuno con le proprie due mani. Un piatto salentino, dedicato a me (tanto lo so, che lo hanno voluto fare per me, la  cozza attaccata ai loro scogli :), un piatto che facevamo per la prima volta tutt'e tre, anch'io, che lo avevo visto fare tante volte dalla mia mamma e che mi sembrava il piatto più buono del mondo, dove s'è vista mai la pasta che fa scrcccci scrccci? eccola, qui sotto!




Cosa? Vi aspettavate un dolce? e perché mai? :)
no, è una pasta meravigliosa, se volete sapere come si fa io vi consiglio di andare a leggere
il post di Michela, che sarà senza dubbio più convincente del mio
e quello di Piero, che sarà senza dubbio più divertente

Se invece avete lo spirito del martire, e dopo aver letto tutto ed essere sopravvissuti, volete anche sapere come ho fatto io la mia Ciciri e Tria e volete vedere anche le loro foto cliccate qua sotto (come? avevo detto che il post era finito? ho barato per non spaventarvi troppo:), quindi



CICIRI E TRIA (consiglio vivamente di cliccare sulle immagini)

Non sono una food-blogger e non sono brava a scrivere ricette, così vi copioincollo un estratto delle mail che ci siamo scambiati Piero, Michela ed io.

Piero ha sangue salentino che je scorre nelle vene, così ha chiesto allu sangu buenu comu se facenu li ciciri e tria
"Ho sentito mia zia.
Questa la sua versione, che poi è la stessa che faceva mia madre, vabbe', erano sorelle, ed è la stessa che faceva mia nonna, vabbe, hanno imparato da lei, era la madre, che poi è la stessa che faceva...vabbe', avete capito, no? E' inutile che vado avanti coll'albero genialogggico.
A riScetta è questa. Punto.
Se fa a pasta, tajatelle con grano duro e acqua. Gniente OVO!
Se fanno li cesci come ve pare (rosmarino eccetera)
Una parte delle tagliatelle si friggono in una pedella bassa (aglio in camicia)
L'altra si lessano.
Alla fine si catafotte tutto in un ciotolone, olio di frittura compreso!
Ecco, qui so che tutti inorridiscono, ma se fanno così. Mia madre le faceva così, mia nonna le faceva così, mia...ok ok ok ok (anzi occhei, occhei occhei!)"

Anche lui le ha fatte così, e il risultato lo vedete qui affianco.


Io, invece,
" Ho parlato anch'io con la mamma.
allora. qui molto gioca sulle piccole variazioni personali, tanto pe cambià :)
in realtà il piatto non è altro che tagliatelle fatte in casa, la tria, detta così per differenziarla da quella all'uovo. la tria è farina di grano duro e acqua. *
Intanto, vi dico come tratto io i ceci (uguale alle fave secche, solo che alle fave aggiungo anche un paio di patate piccole)
si lavano, si mettono a bagno la sera.
il giorno dopo
faccio un brodo con qualche pomodoro, uno scalogno (oppure mezza cipolla e uno spicchio d'aglio), pepe in grani, alloro, sedano (pochissimo, sennò copre tutto) e rosmarino, poco anche questo, e niente sale. Quando le verdure si sono cotte un po', colo il brodo, ficco le verdure in un ovetto da tè oppure in un sacchetto di garza, e rificco in brodo, insieme ai ceci. e qui ognuno cuoce come gli aggrada. io di solito li faccio di domenica, nella pignata (pentola di coccio) schiaffata dentro al camino :). ma mo fa caldo, cuocio nella pignata sul fuoco più piccolo del gas al minimo, e lascio andare. ogni tanto mi ricordo e giro :).
quando o ceci sono cotti aggiungo il sale e lascio riposare un po'.
tornando alla tria e ciciri
in una padella antiaderente faccio soffriggere (poco) uno spicchio d'aglio in un po' d'olio e procedo col resto, così nel frattempo l'olio si insaporisce (questa è una prassi che uso sempre, anche senza friggere. con diverse ore d'anticipo metto l'aglio nell'olio, così si insaporisce bene bene).
poi, finalmente ecco cosa dice la mamma :)
mettere su l'acqua per lessare la pasta, se il brodo  è avanzato parecchio si può aggiungere all'acqua
(non tutto). nel frattempo, friggere parte della pasta, circa un terzo, in olio evo. e mettere da parte.
riprendere la padella con l'aglio, togliere lo spicchio e aggiungerre un mestolo di ceci e brodo, e andare di minipimer, così si crea un po' di cremina, e far insaporire nell'olio&cremina il resto dei ceci (volendo, si può aggiungere del peperoncino).
poi  si aggiunge la pasta lessata e quasi tutta quella fritta, si manteca, se serve un mestolo di acqua di cottura della pasta,  si aggiunge abbondante pepe a mulinello, si impiatta e si abbellisce con le ultime tagliatelle fritte rimaste.
qualcuno usa il basilico, mia madre non l'ha mai usato e credo non lo userò neppure io, per quanto lo adori, ma con i ceci non ce lo vedo.
la pasta, invece, è facile facile, voi lo sapete :)))))
le dosi non saprei, mia madre ne ha sempre fatte tanta, pasta, come tutti qui al sud :) non so rapportare alle dosi dei comuni mortali. forse mezzo chilo di farina per 4 persone? che dite?
ah, mia madre aggiunge un po' di farina doppio zero, poca però.
basci tanti!
ps. QUOTO IL CATAFOTTE!!! :))))"


Michela, invece, zitta zitta senza dire niente, come al solito si è messa con le mani nella pasta, ed è venuta la meraviglia che vedete qui affianco
e ha scritto così

"Buonissima! Ottima. L'ho fatta per me e per i miei. Mia mamma è impazzita per le tagliatelle fritte :D 
Piatto semplice, piatto che sa di casa. 
Qui da me si sono sempre mangiati molti ceci. Mia nonna li faceva a minestra, sempre con pasta acqua e farina. I miei nonni erano contadini e mangiavano molti piatti di estrazione più povera. Mangiare i ceci mi fa pensare a loro :') 
Ps: non tralasciamo il particolare che i ceci usati per questo piatto sono ceci coltivati da mia madre :')"
Sta ragazza io la amo, lei e tutta la sua famiglia!



















 in questo link potete leggere le origini di questo piatto semplice ma buonissimo

FINE DEL POST!! GIURO!!! 

:)

 


* La parola "trìa" deriva dalla parola araba (itryah che significa "focaccia tagliata a strisce"), nel Salento identifica la tagliatella di farina e acqua senza uovo.




















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